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DIECI ANNI SENZA LELIO

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Era previsto per ottobre, nella sua Trieste, il tributo a Lelio Luttazzi a dieci anni dalla scomparsa: “Un uomo e la sua musica”, organizzato dalla Fondazione a lui intitolata, in collaborazione con il Comune di Trieste, con il Patrocinio di AGIS, SIAE e il sostegno di NUOVO IMAIE. L’emergenza covid ha costretto a cambiare i programmi. Ma si tratta solo di un rinvio. Non appena le condizioni lo consentiranno l’evento andrà in scena, all’insegna della creatività travolgente e avvolgente di Lelio Luttazzi, musicista, compositore, direttore d’orchestra, conduttore, artista versatile, che ha conquistato generazioni di italiani. Ne parliamo con Rossana Moretti Luttazzi, moglie e compagna di un’intera vita, ringraziandola per la cortesia e la disponibilità.

Dieci anni senza Lelio Luttazzi. Che riflessione possiamo fare?

Dieci anni senza la persona che ho amato di più al mondo. È incredibile che siano trascorsi così tanti anni… Tutto mi parla di lui. Come se il nostro legame non si fosse mai interrotto. Lo sento presente, vicino. E al tempo stesso ne sento forte la mancanza. Mi mancano la sua intelligenza, la sua presenza nella mia vita, il suo umorismo. La Fondazione a suo nome è stata la mia ancora di salvezza. Farla nascere è stata una delle idee migliori della mia vita. Lelio ci aveva lasciato l’8 luglio del 2010 e, pochi mesi dopo, il 22 ottobre, prendeva il via questo progetto in suo nome. In questi anni abbiamo realizzato tante iniziative belle e importanti, dalle mostre ai film, alla pubblicazione di dischi e libri. Il primo grande amore di Lelio era, ovviamente, la musica, ma ha amato allo stesso modo il cinema e la letteratura.

La Fondazione svolge un’intensa attività di produzione e divulgazione (tutta raccolta nel portale web www.fondazionelelioluttazzi.it). Citiamo il doppio cd e brochure “Il cinema di Lelio Luttazzi”, con le sue più belle colonne sonore originali e “L’illazione”, film da lui diretto. Ma l’espressione letteraria, tra i suoi talenti, è quella che abbiamo conosciuto dopo la sua scomparsa, proprio grazie alla Fondazione che ha pubblicato i suoi libri. Ne citiamo due, “L’erotismo di Oberdan Baciro” (Einaudi) e “La rabbia in smoking” (luglioeditore). Come mai Lelio Luttazzi non li aveva voluti pubblicare?

Foto Roberto Guberti

Lelio era dotato di una esagerata autocritica, di una considerevole umiltà. Amava scrivere e nonostante le insistenze del suo caro amico Mario Soldati non ha mai voluto farli uscire dai suoi cassetti. La Fondazione lo ha fatto perché pensiamo che sia giusto condividere tutta la bellezza che Lelio ci ha lasciato.

Lelio Luttazzi ha interpretato anche ruoli cinematografici in film importanti.

È vero, Lelio ha interpretato un ruolo nel film di Antonioni “L’Avventura”, poi ne “L’Ombrellone” di Dino Risi, nel film “Mi vedrai tornare” era il papà di Gianni Morandi, piccoli ruoli ne “I Complessi” di Dino Risi, “Oggi domani dopodomani” di Luciano Salce, e altri…  amava molto il cinema.

Dotato di grande carisma e comunicativa, colto, attento, rigido con sé stesso, quasi spietato. Unico e irripetibile.” Così lo ricorda Enrico Vaime, uno dei grandi autori insieme a Marchesi e Amurri, solo per citarne alcuni, con cui ha lavorato Lelio Luttazzi. Lui, insieme a questi autori, insieme al regista Antonello Falqui e artisti come Mina, le gemelle Kessler, Sylvie Vartan, con programmi quali Studio Uno, Sabato Sera, Doppia Coppia, Teatro 10, ha fatto la storia della radio e della televisione italiana, la storia dello spettacolo italiano. Sembra un’epoca irripetibile. Forse è così. Stiamo parlando degli anni Cinquanta, Sessanta, anni densi di energie, in cui si volava alto. C’era molta cura, molta professionalità, eleganza, un linguaggio acculturato e un pubblico che desiderava farsi coinvolgere. I tempi sono cambiati, portando con sé trasformazioni nel bene e nel male. Non farei paragoni.

Lelio e Rossana Luttazzi

Tra i progetti più importanti della Fondazione il Premio biennale dedicato a giovani pianisti e cantautori jazz, tra i 16 e i 30 anni, che nel 2021 vedrà la IV edizione (info su www.premiolelioluttazzi.it). Qual è l’obiettivo del concorso?

L’intento principale è quello di scoprire e valorizzare nuovi talenti del jazz. Grazie al premio abbiamo conosciuto ragazzi straordinari, con solide basi di studio, spesso usciti dai Conservatori. Siamo felici quando li seguiamo nei loro progetti e successi. Due giurie d’eccezione si occupano della pre-finale e della finale. Non li abbandoniamo, nel tempo cerchiamo di continuare le collaborazioni con loro. Manuel Magrini con il suo Trio, vincitore della seconda edizione, per esempio, è coinvolto nel Tributo a Lelio che abbiamo dovuto rinviare.

Lelio Luttazzi
Foto Marinetta Saglio

Trieste è la città in cui Lelio Luttazzi è nato e in cui è tornato, insieme a lei, negli ultimi anni della sua vita. E dove, oggi, c’è uno spazio tutto dedicato al Maestro, lo Studio Luttazzi.  Sì, in seguito ad una mia donazione di tutto il materiale di Lelio: pianoforte, spartiti, la sua libreria, foto, premi, materiali audiovisivi, ect., grazie ad un accordo  sottoscritto dalla Fondazione Lelio Luttazzi con la Direzione Generale Biblioteche e Istituti Culturali del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, la Biblioteca Statale triestina “Stelio Crise” è stata incaricata di conservare e catalogare l’insieme, in gran parte inedito. Quattro sale per lo “Studio Luttazzi”, uno spazio permanente interamente dedicato alla sua vita artistica.

Qual è la parte meno conosciuta di Lelio Luttazzi uomo? Un lato del carattere che magari i suoi tantissimi estimatori forse non conoscono.

Lelio era un uomo sincero, limpido. Diceva quello che pensava, anche in maniera molto diretta. Amava la verità, senza distorsioni e aggiustamenti. Con gli amici di una vita è stato legato in maniera autentica, profonda. Alcuni di loro sono gli stessi con cui ha condiviso parte importante del suo lavoro, come nel caso di Lina Wertmuller, grande amica, con cui Lelio ha più volte collaborato. 

La vostra è stata una lunga e bellissima storia d’amore. Come la descriverebbe?

Siamo stati insieme 36 anni. Ci siamo conosciuti nel 1975 e sposati nel ’79. Vivevamo in simbiosi, non abbiamo mai litigato. Abbiamo riso tanto insieme. Credo ci siano degli “elementi”, oltre all’amore ovviamente, che rendono straordinario e duraturo un rapporto, o almeno nel nostro caso è stato così: l’intelligenza, la stima reciproca, il senso dell’umorismo e, soprattutto, una grande complicità. Il nostro amore era fatto di tutte queste cose messe insieme e questo ha reso intenso il rapporto. Mi manca moltissimo, la sua assenza a volte è insopportabile, purtroppo il tempo andato non ritorna. Mi ha lasciato un mare di bellissimi ricordi. E nell’ineluttabilità dello scorrere del tempo, della vita con le sue regole, aver vissuto intensamente e attingere a bellissimi ricordi, scalda il cuore. Lelio vive in me.

Mariateresa D'Agostino
Laureata in Scienze Politiche, giornalista pubblicista, si occupa di comunicazione culturale e sociale. Collabora con le redazioni di testate giornalistiche, televisive e case editrici. Organizza e conduce eventi culturali. Cura il blog "Connessioni" e il blog collettivo "Apostrofi a Sud".

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