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La piattaformizzazione dello spettacolo dal vivo – Intervista a Laura Gemini

Raccontare lo spettacolo dal vivo tramite i nuovi media è una delle sfide più grandi e difficili che il settore ha dovuto affrontare negli ultimi anni. Ce lo spiega Laura Gemini, professoressa ordinaria di Sociologia dei Processi Culturali e Comunicativi all’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo.

Tempo di lettura: 3 minuti

Raccontare lo spettacolo dal vivo tramite i nuovi media è una delle sfide più grandi e difficili che il settore ha dovuto affrontare negli ultimi anni.

La nuova rivoluzione digitale, che riguarda tanto le tecnologie quanto le pratiche di utilizzo e di consumo delle stesse, e la pandemia hanno drasticamente ridefinito il rapporto che mette in relazione la cultura, media digitali, piattaforme e pubblico.

Un fenomeno che prende il nome di piattaformizzazione della cultura e dello spettacolo dal vivo, come racconta Laura Gemini, professoressa ordinaria di Sociologia dei Processi Culturali e Comunicativi all’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo.

Per piattaformizzazione della cultura, spiega Gemini, si intende quel “processo che permette la raccolta, sistematizzazione, distribuzione e archiviazione di prodotti culturali per la fruizione del pubblico che si basa su processi algoritmici”.

In pratica, il fenomeno della piattaformizzazione rende più evidente quanto sia necessario riadattare il concetto di “spettacolo dal vivo” in relazione alla distribuzione, fruizione, promozione e archiviazione dello stesso sui nuovi media e sulle piattaforme digitali e di streaming, ma anche su quelle social.

Ridefinire lo spettacolo “dal vivo”

Una ridefinizione che va però adattata sia alle singole esigenze delle diverse anime dello spettacolo sia ai diversi mezzi e media in gioco, come spiega la professoressa Gemini: “Le piattaforme online e di streaming funzionano grazie ai legami e alle relazioni che si creano all’interno della piattaforma stessa tra i membri di una comunità”.

Sullo spettacolo teatrale – definito per molti aspetti lo spettacolo dal vivo per antonomasia – il quadro è un po’ più complesso. “Esiste ed è molto forte un’ideologia e una ontologia del “dal vivo” nello spettacolo teatrale – continua Laura Gemini –. Mentre la letteratura e la ricerca sui media ci parlano della “liveness” come processo mediatizzato – quindi del fatto che l’esperienza “dal vivo” non è data una volta per tutte e non si conclude solo nella compresenza spazio-temporale di chi partecipa – è ancora molto forte, in particolare tra le artiste e gli artisti del teatro oltre che in una parte di pubblico, una concezione dello spettacolo dal vivo legata a una dimensione ‘offline’. Dal punto di vista della relazione, le piattaforme mettono in relazione lo spettacolo con un pubblico che non è fisicamente presente nello stesso luogo fisico, ma potenzialmente ampio e diversificato e in relazione con lo spettacolo e con gli artisti coinvolti. Nelle piattaforme – come Zoom ad esempio – lo spettatore è presente ed è in una dimensione di accoglienza che è assimilabile a quella del “dal vivo”. È una forma “dal vivo”, e quindi va considerata e trattata come tale”.

Le sfide del digitale e delle piattaforme per lo spettacolo

La pandemia ha creato un mutamento nei consumi culturali (in generale) e ha condizionato moltissimo lo spettacolo dal vivo.

Da questo punto di vista non si può evitare di considerare quali sono stati i processi che si sono creati e riadattati negli ultimi tre anni e il loro impatto sul settore della cultura, dello spettacolo dal vivo e sul pubblico.

Occorre per questo affrontare le sfide che il digitale e le nuove piattaforme pongono al settore dello spettacolo tenendo conto di come si sia evoluto il rapporto nei confronti dei nuovi media e di come il pubblico e le comunità reagiscono a questi nuovi stimoli.

Prima di tutto bisogna considerare il fatto che il rapporto tra spettacolo dal vivo e media non è uguale per ogni piattaforma.

Ogni medium è diverso e un medium nuovo non è mai un sostituto dell’altro. Ci sono delle trasformazioni e ibridazioni tra tecnologie e piattaforme che ci aiutano a capire come i media siano sempre in relazione gli uni con gli altri” spiega Gemini. “Uno spettacolo guardato in televisione, così come da una piattaforma online, acquisisce delle caratteristiche particolari che lo rendono un prodotto altro, realizzato ad hoc per quel genere di mezzo. Se non si tiene conto che media diversi hanno caratteristiche, logiche e modalità di fruizione diverse tra di loro, e non si adatta il contenuto a queste caratteristiche, avrà meno impatto sul pubblico”.

Infine, secondo Laura Gemini, occorre adottare uno specifico “cambio di paradigma” sul tema della piattaformizzazione dello spettacolo dal vivo e della cultura: “Bisogna abbandonare la logica e l’idea che lo spettacolo dal vivo possa essere solo quello tradizionalmente inteso. Il settore dello spettacolo dal vivo deve tener conto della profonda pervasività delle piattaforme digitali. In questo contesto lo spettatore dal vivo non è più solo quello tradizionalmente inteso, ma è uno spettatore ‘duale’, che si muove sempre più in un continuum tra online e offline, e che quindi non permette più di considerare la ‘liveness’ dello spettacolo come un concetto che non tenga conto di queste due dimensioni, strettamente collegate tra di loro”.

Tutto questo non elimina o sottovaluta la bellezza e l’importanza dell’esperienza dal vivo così come la conosciamo, che resta irrinunciabile, ma apre ad una prospettiva di indagine e osservazione sulle potenzialità del digitale e dell’online dal punto di vista della sperimentazione artistica dei linguaggi e delle possibilità di relazione con il pubblico.

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