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Spettacolo, il ruolo dei soggetti privati a funzione pubblica

Intervista a Gimmi Basilotta, presidente ANCTI e vicepresidente AGIS Piemonte e Valle d’Aosta, sul tema dei soggetti privati nel mondo dello spettacolo e della loro funzione pubblica.

Tempo di lettura: 4 minuti

Lo spettacolo dal vivo che crea comunità, produce economia e diffonde cultura.
Gimmi Basilotta spiega a Notizie di Spettacolo come le varie forme di spettacolo si inseriscono un continuum tra governance e territorio, tra politica e comunità.

Basilotta è presidente dell’A.N.C.T.I. – Associazione Nazionale delle Compagnie e dei Teatri di Innovazione, vicepresidente vicario dell’Unione interregionale AGIS Piemonte e Valle d’Aosta e coordinatore della Tavola rotonda intitolata Spettacolo, il ruolo dei soggetti privati a funzione pubblica, organizzata da Federvivo – Federazione dello Spettacolo dal Vivo, che si terrà martedì 12 settembre (ore 10:00) presso la Sala Spadolini del Ministero della Cultura.

Lincontro organizzato da Federvivo parla di pubblico’ privato’ nel mondo dello spettacolo. Di cosa si tratta e qual è, se esiste, la differenza tra queste due categorie?

Il tema della Tavola rotonda è il ruolo dei soggetti privati a funzione pubblica nel nostro settore. Se fotografiamo il mondo dello spettacolo dal vivo in Italia troviamo da un lato il mondo del pubblico: pensiamo a tutte quelle entità che operano nellambito della produzione e organizzazione di spettacoli dal vivo e che sono sostanzialmente delle realtà partecipate dal pubblico, ovvero dagli enti locali e dalle regioni e finanziate dallo Stato. Dallaltro lato ci sono i soggetti privati che, avendo anche loro un sostegno dallo Stato, svolgono lattività di produzione e di circuitazione dei propri spettacoli in una dimensione prettamente privatistica.

A queste due categorie se ne affianca una terza ibrida, costituita da realtà, a volte anche molto piccole, di soggetti che hanno una natura privata (possono essere cooperative, associazioni o società) a cui vengono affidati incarichi pubblici, che riguardano attività strettamente connesse al territorio in cui sono inserite ed operano. Ad esse sono affidate dagli enti locali e dalle amministrazioni pubbliche  incarichi per svolgere un ruolo di politica culturale o a sostegno di processi di politica culturale.

Ancora oggi la natura di alcune istituzioni del settore è a cavallo tra queste due dimensioni. Qual è il rischio nel non avere una definizione chiara della loro natura e delle loro funzioni?

Non penso che manchi una definizione chiara della loro natura. È abbastanza evidente quale sia il ruolo di questi soggetti, soprattutto nella declinazione dei territori.

Trovo che la difficoltà più grande stia nel fatto che stiamo parlando di una costellazione di realtà plurali e diverse tra loro, ciascuna con le proprie tipologie interne e forme di espressione. 

Questo rende più difficile non tanto inquadrare soggetti privati’ funzione pubblica’ allinterno del settore dello spettacolo, quanto definire quali funzioni queste realtà assolvono, oltre a quella che lo Stato richiede nella normativa attuale di essere soggetti che producono e che portano in giro i propri spettacoli.

Quali sono quindi le funzioni che svolgono questi soggetti e in che modo contribuiscono a far crescere insieme il mondo dello spettacolo?

La funzione affidata dallo Stato, attraverso i decreti del Ministero della Cultura, alle imprese di produzione è chiara da leggere: essere realtà ‘nomadi’ che producono e che portano sul territorio i propri spettacoli. 

È vero anche che tante di queste imprese sono in realtà anche soggetti stanziali che gestiscono infrastrutture, svolgono attività di programmazione e soprattutto instaurano e curano rapporti con gli stakeholder del territorio, anche in ambiti diversi, che non sono strettamente legati a quello dello spettacolo. Ne sono un esempio le diverse reti che si sono venute a creare tra le imprese dello spettacolo e le diverse istituzioni culturali e sociali nelle comunità del nostro Paese, che si espandono al mondo delleducazione e, da dopo la pandemia, anche al mondo del sociale e della salute.

Allora queste realtà diventano soggetti presenti e attivi sui territori che, pur venendo meno a quel carattere nomade’ di circuitazione dello spettacolo nel locale, stanno avendo un ruolo diretto molto forte sulle comunità di riferimento e sono diventati un punto di connessione tra le diverse dimensioni della nostra società.

Ancor di più, dopo il Covid è chiaro quanto si stia leggendo la cultura come uno degli elementi principali per poter costruire nuove forme di legami, di comunicazione e di relazione per cercare di superare limpasse e le emergenze che si sono create negli ultimi anni.

Possiamo dire che questi soggetti si declinano come degli intermediari a metà tra il ‘privato’ e il ‘pubblico’, intesi come il territorio, le piccole comunità e lo Stato?

Questo è proprio uno dei temi principali. Gran parte di questi soggetti si ritrova a dover assumere un ruolo di intermediazione tra le comunità e le linee guida di una politica nazionale, declinando questultime nel locale.

Adesso abbiamo una grande opportunità, che si è costruita nel corso degli anni, e che sta diventando condizione strutturale: quella di poter essere un collettore di risorse e di pensieri per il nostro settore, diventando uno strumento per la creazione di iniziative che generano comunità. Questo è forse lelemento che più caratterizza tutti quanti noi, pur in una declinazione diversa di forme e di processi.

La difficoltà maggiore in questo percorso, e una delle ragioni per cui abbiamo voluto organizzare la tavola rotonda del 12 settembre, è proprio quella di cercare di narrare e far conoscere questo mondo. Una realtà che, per la sua diffusione capillare sul territorio nazionale, risponde al diritto costituzionale del cittadino di fruire di cultura e di spettacolo dal vivo, come viene inoltre enunciato nei principi del codice dello spettacolo.

Parlando delle prospettive per il nuovo codice dello spettacolo: quali sono le proposte che porterete avanti assieme a Federvivo?

Durante il convegno, ciascuna associazione che parteciperà avrà modo di raccontare chi rappresenta e cercare di descrivere questo mondo nelle diverse sfaccettature che le diverse realtà che lo costituiscono.

Per la prima volta tutti questi soggetti si riuniscono insieme, non distinguendosi più per categorie di appartenenza (come teatro, musica, danza), ma cercando di individuare il ruolo che esse svolgono di rapporto e di funzione pubblica nel proprio territorio. Si tratta di fornire un altro frame con cui leggere la realtà.

Il rischio è che le prossime norme che interessano il nostro settore vengano definite su una fotografia che manca di alcuni elementi.

Far conoscere quali sono questi elementi che mancano è sicuramente il primo obiettivo del nostro incontro; il secondo è quello di cercare di fornire unindicazione ai legislatori su quali sono le vie da seguire, in modo tale da connettere tutti questi elementi in unottica di sistema.

Le proposte che porteremo avanti trattano principalmente la possibilità di veder riconosciuto un elemento fondamentale nel nostro settore che è lattività di programmazione sui territori.

Esiste un mercato che ruota attorno al mondo dello spettacolo che genera un’enorme quantità di attività che ricade non solo tra i soggetti che operano nel nostro settore, ma anche sull’intero sistema, che fa lavorare un grandissimo numero di imprese e genere una grande vitalità per lo spettacolo dal vivo.

La cosa importante è che questa operazione di intermediazione la faccia Federvivo che, come federazione, connette e porta avanti le relazioni tra le diverse associazioni che la compongono, facendo un’operazione di sintesi di un pensiero che diventa poi una linea comune di indirizzo e che possa essere utile ai decisori politici e ai legislatori per trarre da questo l’ascolto alla costruzione di un nuovo codice dello spettacolo.

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