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MATTEO TARANTO -UNA LETTERA D’AMORE DI LOUIS JOUVET-

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“Il sipario è calato. Lo spettacolo è finito. Nessuno è venuto a trovarmi. Sono salito nel mio camerino, solo. Che strana sensazione, quella di essere ancora truccati e restare così, a “metà”, sospesi tra il teatro e la vita “laica”. (…) Ma come “fare il teatro” senza pensarlo, senza porsi delle domande? Come stare in mezzo alla gente e non guardarla e non chiedersi, non interrogarsi sul teatro e sul mestiere dell’attore? Su quello che il teatro è? Perché è? Perché lo si fa?” . Queste le parole scritte da Jouvet nel 1943, a Medellin.

Domande alle quali oggi più che mai cerchiamo una risposta dopo l’avvento di questo maledetto virus che ha sconvolto le nostre esistenze limitando le nostra libertà, isolandoci, imponendoci distanza fisica, impedendoci di condividere un momento di riflessione, gioia, disperazione di fronte alla magia di uno spettacolo dal vivo. Il mio grido di dolore è un omaggio al teatro e tutti gli spettatori senza i quali il teatro non avrebbe ragione di esistere. “Lo spettacolo è nello spettatore” come scrisse Alphonse de Lamartine; lo spettatore è nello spettacolo.. mi permetto di aggiungere io. *Matteo Taranto*

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