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Festival, Storie di Resilienza

AGIS AL WMF. LA COMPLESSITA’ DEL MOMENTO, LE SCELTE ED I PROVVEDIMENTI PER IL SETTORE.

Tempo di lettura: 9 minuti

All’interno dello splendido studio messo su dal team del web marketing festival si rinnova la collaborazione tra il WMF e AGIS.
 Nel festival ibrido più grande al mondo si discute di spettacolo dal vivo ed innovazione. I vertici di Federvivo, A.N.FO.L.S. e ATIT offrono molteplici spunti di riflessione al pubblico a casa. Introdotti da Cosmano Lombardo, padrone di casa ed ideatore del Festival, accompagnato per l’occasione da Andrea Scanzi,

Avete sottolineato la situazione attuale, dove i provvedimenti presi sono stati poco in linea con quello che ci aspettava e che era necessario fare, come sottolineato da Scanzi, lo stop & go è snervante ci ritroviamo in una situazione simile ma molto più complessa perché ci aspettavamo altro

Il giro inizia da Filippo Fonsatti, Presidente Federvivo.
“La situazione ovviamente è imprevedibile ed ha costretto delle organizzazioni come le nostre a superare il modello di resilienza che ci ha consentito negli anni scorsi di resistere a fattori di rischio esterni molto forti. In questo caso abbiamo dovuto adottare modelli anche fragili, anche perché le nostre aziende avrebbero rischiato di bloccarsi senza più riprendere la propria attività. La finestra estiva ha dato ossigeno, tutti ci siamo mossi ed ingegnati per cercare di rincontrare il pubblico laddove è stato possibile, e poi per approcciarci alla dimensione digitale partendo da strumenti, conoscenze e competenze piuttosto arretrate nel nostro settore. Dobbiamo ammettere questo ritardo digitale e questo ritardo tecnologico. Certo, come diceva Scanzi è snervante questo stop & go perché la mancanza all’orizzonte di certezze, per organizzazioni complesse come le nostre, e penso poi soprattutto alle Fondazioni Lirico Sinfoniche, ha una ricaduta sull’organizzazione, sulla sostenibilità e sui costi che francamente non è sostenibile. Possiamo rilevare da parte dello Stato sicuramente un intervento tempestivo e significativo dal punto di vista delle risorse, abbiamo più perplessità invece su come queste siano state poi distribuite, cioè sui criteri di assegnazione dei ristori che molto spesso non hanno tenuto conto di dati oggettivi e di bisogni reali.”

Si unisce al Presidente di Federvivo Luciano Messi, Presidente ATIT
“Ha detto molto bene Filippo, anche perché forse una delle cose più importanti che il sistema teatrale è riuscito a fare in questo periodo è stato fare squadra, quindi da questo punto di vista la voce di Federvivo è riuscita a rappresentare efficacemente tutti quanti i soggetti in campo. Per quanto concerne l’individuazione dei fabbisogni il lavoro poteva essere più accurato: un confronto avrebbe aiutato ad intervenire in modo più incisivo ed efficace. Noi siamo sempre stati disponibili e lo siamo tutt’ora, la mano è sempre tesa. Abbiamo dialogato anche durante questo stop & go, alternando momenti più efficaci a momenti di scollamento non spiegabile. Di certo anche i teatri di tradizione hanno cercato di non rimanere, nel frattempo, con le mani in mano e di stare aperti. Hanno contribuito alla campagna estiva riaprendo dopo il lockdown e sviluppando manifestazioni all’aperto anche laddove queste non erano previste o difficili da realizzare, e adesso stanno combattendo strenuamente questa campagna d’inverno che si annuncia più lunga del previsto, anche grazie all’innovazione ed alle nuove tecnologie. La parola chiave è che i teatri devono riuscire a rimanere aperti, su quali terreni dobbiamo valutarlo ogni giorno, perché quotidianamente cambiano sia le prospettive che le difficoltà. Abbiamo delle macchine importanti che devono essere sempre pronte a scendere in pista.”

conclude il giro Francesco Giambrone, Presidente A.N.FO.L.S.
“Ci siamo mossi perché abbiamo fatto squadra tra di noi con tutto il mondo dello spettacolo dal vivo, e questa è forse una delle cose più importanti che ci portiamo avanti da questo periodo così drammatico, perché oggi ci troviamo in una condizione molto diversa da dove eravamo rimasti, perché è vero che i teatri, come prima, sono chiusi al pubblico, ma adesso ci troviamo in una condizione un po’ paradossale di essere sì chiusi al pubblico ma con la possibilità di fare le prove all’interno, ed anche fare degli spettacoli in assenza di pubblico. Quindi ci siamo attrezzati con una piattaforma digitale cercando di superare il ritardo digitale di cui si parlava prima. Siamo sempre stati tutti abituati ad un modo analogico di fare spettacolo, molto artigianale, al quale siamo anche affettivamente legati, però stiamo comprendendo che c’è anche una grande opportunità: quella di disegnare domani un altro teatro, un altro teatro d’opera accanto a quello che conosciamo e che è ovvio che deve tornare in presenza e con il pubblico. Abbiamo fatto rete, quindi, attorno a questa piattaforma che si intitola “Aperti nonostante tutto”, che comporta la trasmissione in live streaming delle nostre produzioni fatte all’interno delle nostre dodici fondazioni liriche, in assenza di pubblico. Ovviamente abbiamo la preoccupazione di quel ritardo digitale di cui parlavamo, perché non tutti siamo attrezzati. Lo streaming è facilissimo da fare, ma da fare male, ed in quel caso quindi non renderemmo un buon servizio, e per questo ci stiamo tutti attrezzando. Credo che se un appello al Governo vada fatto, unendomi ai colleghi ed a quello che hanno detto prima, andrebbero chieste delle risorse di investimento. Fare in modo che il Governo investa sulla infrastrutturazione digitale e tecnologica dei teatri, in modo che quando usciremo da questo periodo terribile i nostri teatri possano essere moderni, innovati, e pronti ad accogliere sfide e scommesse nuove.”

Il dibattito prosegue con un’osservazione ed una domanda da parte di Andrea Scanzi, chiamato in causa dal padrone di casa

“Ho condiviso ogni singola sillaba. Più che una domanda una riflessione che rivolgo a tutti voi e non so se è capitato anche a voi quello che sto per dirti. La premessa ovvia è che tutto ciò che ha a che fare con il teatro fatalmente è stato devastato da questo virus che tra i tanti difetti ha anche quello di andare a colpire quelle categorie di lavoratori che vivono di socialità e quindi colpiscono non solo i bar e ristoranti ma anche oserei dire soprattutto quei luoghi come teatro che presuppongono una vicinanza. E quindi c’è proprio una sorta di doppia carognaggine da parte di questo virus perché va a colpire anzitutto quello che fa bene al nostro cuore e alla nostra anima e quindi noi, dico noi perché anch’io faccio teatro da dieci anni, partiamo svantaggiati. Però vi domando se anche voi avete avuto questa sensazione sgradevole di essere un po’ abbandonati da questo governo.  Io parlo da persona che a volte anche è criticata per essere troppo benevola nei confronti di questo governo e non nascondo che lo preferisco di gran lunga a un governo di centro-destra, per distacco. Ma proprio perché è un governo di centro-sinistra mi sembra che non sia esattamente la priorità del governo quella di stare vicino a tutto ciò che ha a che fare con il teatro e con la cultura. Come se noi arrivassimo sempre dopo perchè le priorità riguardano sempre gli altri. L’avete avvertita anche voi questa percezione o sono io troppo cattivo o distratto.”

Il primo a prendere la parola è Fonsatti
“Il rischio di irrilevanza nel teatro e più in generale nello spettacolo dal vivo è molto forte, sentito come un pericolo gravissimo da tutto il comparto in questo periodo perché non potendo incontrare il pubblico non possiamo svolgere la nostra funzione primaria, quindi in questa frase ci sentiamo sicuramente irrilevanti, fragili, come la gazzella cha va a abbeverarsi nella fossa della savana circondata da leoni. Dopo di che la nostra irrilevanza è anche per un ritardo digitale che rischia di tenerci esclusi da un’evoluzione tecnologica che bene o male andrà agganciata per essere competitivi e presenti in una dinamica globale. Rispetto allo Stato io non credo che possiamo dire di essere stati irrilevanti Lo Stato come dicevo prima è intervenuto, ha stanziato centinaia e centinaia di milioni di euro in maniera tempestiva. E non si è mai visto un intervento di tali proporzioni dal secondo dopoguerra ma non si è mai visto nella storia della Repubblica Italiana e dello stato italiano. Sono stati introdotti per la prima volta degli ammortizzatori sociali, per gli artisti e per i dipendenti, però appunto è mancato un confronto. Se noi tra operatori siamo riusciti a fare squadra come dicevano prima Luciano e Francesco non siamo riusciti a fare squadra con il governo ovvero non siamo riusciti a fare squadra quanto avremmo voluto e quindi alcuni interventi sono stati un po’ insomma, non voglio scomodare economisti degli anni cinquanta, “soldi lanciati dall’elicottero” senza criteri comprensibili. Chi oggi paga il prezzo più alto non sono le imprese rispetto alle quali viene garantita una continuità aziendale ma sono i lavoratori. E’ arrivato con un po’ di ritardo un doppio decreto ministeriale il quale dovrà essere pubblicato nei prossimi giorni, stanzia anche in quel caso svariati milioni di euro per sostenere i lavoratori, sicuramente l’anello debole di tutta la filiera oggi sono proprio loro come diceva prima Francesco, se non riusciamo a rincontrare il pubblico possiamo inventarci dei surrogati ma non garantiranno mai quella continuità di impiego che è la linfa che tiene in piedi un comparto di maestranze che ha una caratteristica, sono lavoratori atipici, lavoratori discontinui, lavoratori intermittenti e proprio per questo hanno bisogno di continuità di attività.

Prosegue Messi
“Dobbiamo evitare che questa frattura, tra lo spettacolo e le nuove generazioni, si crei. Che questo buco, che questa perdita di una generazione adesso volendo enfatizzare si possa concretizzare, perché ricordiamoci quanto viaggia veloce il tempo oggi quindi non serve avere, com’è successo in tante nostre città un teatro chiuso 50 anni per far perdere l’abitudine, per far perdere l’amore rispetto a questo luogo, rispetto a ciò che in esso si celebra per una generazione.
Oggi andiamo talmente veloci che possono passare anche pochi mesi, quindi il pericolo è reale, dobbiamo adoperarci sia utilizzando le tecnologie che uscendo da teatri che oggi devono essere necessariamente moti di pubblico e andando incontro alle nostre comunità. Da questo punto di vista l’elemento che ci sta creando particolari problemi e che al più presto dovrebbe essere superato è il divieto di fare spettacoli al chiuso, all’aperto, in qualsiasi condizione e divieto di fare spettacoli con pubblico. Questo è il primo ostacolo che dobbiamo riuscire a rimuovere insieme, cioè tornare alla possibilità di fare spettacoli con tutte le sicurezze necessarie. Siamo i primi a chiederle perché è difficile anche solo immaginare quanto possa essere complicato gestire un’orchestra, un coro, cantanti tecnici, tutti a lavorare sullo stesso oggetto, sullo stesso palco. Credetemi le difficoltà nel mondo del teatro sono più produttive rispetto alla sicurezza che non di accoglienza del pubblico dove s’è data amplissima dimostrazione di essere capaci del massimo rigore e quindi della massima tranquillità. I teatri sono stati i luoghi più sicuri in assoluto in questi mesi, per tanto questo limite di impossibilità in qualsiasi condizione di fare spettacoli con il pubblico rompe il rapporto attore spettatore ma rompe anche il rapporto teatro comunità, rischia comunque di metterlo in grande crisi.
Stiamo cercando di mettere in atto delle soluzioni ponte, ma senza rinunciare a qualcosa che a nostro parere si può riprendere a fare, ci sono forme e possibilità di incontro per fare nuovamente spettacoli in presenza di pubblico. Una battuta la voglio aggiungere sul tema politico che in questo periodo ha caratterizzato moltissimo le nostre riflessioni. C’è una legge sullo spettacolo che giace in Parlamento dal 2017, quindi in questa fase ognuno prenda le responsabilità che attengono al proprio ruolo. Del governo abbiamo detto, non ripeto, concordo con tutto quello che è stato esposto. Lo spettacolo da troppi anni vive in una condizione di crisi che ormai è una crisi strutturale. Non perdiamo di vista lo sguardo sul futuro, questo è un sistema che per il futuro va riorganizzato anche attraverso strumenti importanti come leggi quadro che ne regolino il funzionamento in maniera più efficace. Noi teatri non ci deresponsabilizziamo, da un lato chiamiamo ognuno al proprio ruolo, dall’altro sentiamo una forte responsabilità sociale e siamo in grande ascolto ma anche in grande operatività per fare tutto quello che si può fare, in primis a beneficio dei lavoratori”

“Quello che hanno detto i colleghi è molto chiaro, il mondo dello spettacolo e quello della cultura ci ha fatto il callo negli anni ad essere considerato residuale rispetto alle politiche. Le politiche culturali non sono mai state centrali nell’agenda di qualunque governo, forse con qualche piccola eccezione. Luciano ha detto che c’è una legge che è ferma dal 2017, una legge quadro, aggiungo che  la aspettavamo da 50 anni. Quindi capite, di che cosa parliamo.
Purtroppo questo è un mondo che cerca di far capire di essere necessario al decisore pubblico, cerca di far capire che non è il mondo solo dello svago, dell’intrattenimento, di quella cosa terribile spesso viene come tempo libero, però quel tempo libero inutile, quello che non è produttivo in qualche modo. E’ necessario far comprendere il contrario ma si fa una gran fatica a farlo capire a tutti i governi. In questo momento emergono due cose che secondo me sono straordinariamente importanti e che dovrebbero aiutare ad andare avanti. La prima è che questo mondo da lavoro. Voi avete fatto vedere prima un’immagine che è una ferita per ciascuno di noi che vive in questo mondo ma penso in tutto il paese, quella dei bauli vuoti in Piazza Duomo a Milano.  Questo è un mondo che dà lavoro a migliaia di persone che fanno un lavoro altamente specializzato. L’altra cosa è che il pubblico ci ha fatto capire che noi siamo anche in grado di dare un conforto in questo momento di smarrimento per una popolazione intera, per le nostre comunità noi che le raggiungiamo come possiamo, con le nostre web tv, chi più chi meno attrezzato, insomma facciamo di tutto per mantenere un filo e diamo conforto e siamo in qualche modo anche un balsamo per attraversare questo tempo.

Forse se il decisore pubblico partisse da questo dato, che diamo lavoro e diamo conforto in un tempo di pandemia, potrebbe cominciare  a consideraci per quello che siamo, dei luoghi dove le comunità si incontrano, dove le comunità crescono, dove le comunità trovano conforto. Sul frontone del Teatro Massimo, che io dirigo a Palermo, c’è scritto Vano delle scene il diletto, ove non miri a preparar l’avvenire. Ripartiamo da questa frase.”

Si, ripartiamo da questa frase, tutti insieme. La collaborazione tra il WMF e AGIS prevedeva già in quest’edizione molteplici azioni; dal Fellini Innovation Film Fest ad  una serie di MasterClass sullo spettacolo dal vivo dal cuore dei Teatri, veri e propri luoghi dell’anima e mancati protagonisti, solo per il momento di in un’edizione che avrebbe toccato fisicamente più luoghi del nostro stivale.

La pandemia terminerà e  noi siamo pronti a riprendere il cammino forzatamente interrotto tra l’innovazione e tradizione, dal vivo. L’abbraccio reale per il momento, è solo rimandato.

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