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Giambrone, il Va’ Pensiero a Odessa ponte tra i popoli

Tempo di lettura: 3 minuti

Francesco Giambrone, sovrintendente del Teatro dell’ Opera di Roma e presidente dell’Associazione Nazionale delle Fondazioni Lirico-Sinfoniche (ANFOLS), in una intervista all’ ANSA evidenzia come

“un popolo che soffre sotto una guerra che, come tutte le guerre è sempre ingiusta, usa una pagina del grande melodramma italiano come strumento di ponte con gli altri popoli, di speranza, di consolazione e ribellione così come la musica può fare.

Che lo usi ancora una volta un popolo oppresso vuol dire che Verdi interpretava sentimenti, valori, bisogni e urgenze dei popoli non solo di allora ma di oggi”.

La proposta della Commissione Italiana per l’ Unesco di candidare il canto lirico tra i beni immateriali dell’ Umanità, secondo Giambrone,

”è importante e arriva dopo tanti anni di lavoro per onorare una delle grandi tradizioni del nostro paese che non solo è la culla dove il melodramma è nato e si è sviluppato, ma è anche il luogo dove c’è una tradizione importante di pratica e di qualità di esecuzione dell’ opera.

Bene ha fatto il ministro Franceschini – aggiunge – a ribadire il ruolo dell’opera italiana ma anche del canto lirico e del modo di fare opera grazie a grandi professionalità artistiche e tecniche e a grandi mestieri”.

Sullo stato di salute dell’ opera dopo il terribile periodo della pandemia, Giambrone dichiara che

“stiamo attraversando un momento di complicato ma molto bello ritorno alla normalità. Abbiamo avuto la conferma di quanto è importante lo spettacolo dal vivo non solo come collante di una comunità, per le ricadute economiche e occupazionali, ma anche come effetto curativo.

Ce ne siamo accorti quando noi siamo rimasti senza pubblico e il pubblico è rimasto lontano dai teatri.

Abbiamo capito quanta importanza il pubblico dava alla presenza del teatro nella sua vita. E ci siamo inventati quelle forme, dalla la tv al digitale, per restare vicini al pubblico, consapevoli di avere appunto un ruolo di conforto. Mentre le nostre comunità erano segregate in casa abbiamo detto: Veniamo noi da voi, perché capiamo il significato della nostra funzione”.

Ora si sta tornando agli spettacoli dal vivo con i teatri pieni.

”Qui a Roma veniamo da una Turandot che è stata sold out tutte le sere, il che vuol dire che il pubblico ha voglia di tornare nei teatri.

Vederli di nuovo a capienza piena ci riempie di gioia pur sapendo di dover gestire le condizioni di sicurezza in modo molto attento”.

Il cast de la Turandot verso la standing ovation del Teatro dell’Opera di Roma, al centro Oksana Lyniv, direttore d’orchestra ucraina che, dirigendo i musicisti nell’opera di Giacomo Puccini, ha indossato, in vita, i colori del suo Paese. (Foto di Giulia Zampina)

Giambrone rivendica con orgoglio il modo con cui il settore ha reagito all’ emergenza.

”Nessun teatro si è fermato anche quando eravamo chiusi. Abbiamo continuato a tenere in attività i nostri teatri proprio perché ci siano sentiti responsabili della funzione di servizio pubblico, tanto più nel momento della sofferenza e della pandemia, che doveva essere testimoniato con forza e in maniera concreta”.

La risposta del pubblico ed episodi simbolici come il Va’ pensiero di Odessa, conclude, ”ci confermano che l’ opera è attuale. Noi abbiamo fatto spesso l’ errore di consegnarla alle nuove generazioni come un prodotto polveroso, che raccontava storie di un tempo passato. L’ opera, invece, ci parla ed è interprete di cose che ci riguardano oggi”.

L’Opera di Odessa si esibisce in mezzo alla strada e chiede una “no-fly zone” sull’Ucraina. La città è uno degli obiettivi dell’invasione russa.
Video realizzato da Pierre Alonso (@pierre_alonso).

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