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La voce e la nascita della musica elettronica

Tempo di lettura: 3 minuti

La voce e il suo suono hanno una sorta di “canale preferenziale” per il cervello, sia in termini di possibilità di comprensione – si pensi alla straordinaria capacità del cervello di “catturare” correttamente e efficientemente le informazioni contenute nella voce e validamente interpretarle – che di relazione ed associazione: indipendentemente da ciò che la voce produce –

“anche il più semplice rumore, è ineluttabilmente significativo” (Berio).

Non solo la voce, anche come elemento concreto, è largamente presente in lavori elettroacustici, ma ha pure una connessione più profonda con la nascita della musica elettronica e i primi esperimenti di sintesi e analisi.

Nel 1948, l’allora direttore del dipartimento di Fonetica all’Università di Bonn, il Dr. Werner Meyer-Eppler, ricevette una visita da un ricercatore della Bell Telephone Laboratories: Homer Dudley.

Vocoder

Dudley introdusse Meyer-Eppler ad un nuovo dispositivo, chiamato Vocoder (Voice Operated reCOrDER), capace di operare sia come analizzatore di parlato che come “oratore artificiale” (sintesi vocale del parlato stesso). 

Il Vocoder, tramite una serie di stretti filtri passa banda, poteva infatti essere utilizzato per rendere un grafico dell’energia delle frequenze rispetto al tempo, in modo da ottenere una analisi dinamica del timbro. Tuttavia, come detto, il Vocoder aveva anche capacità di sintesi: era cioè in grado di risintetizzare suoni nello spettro udibile. 

Logicamente, le possibilità di un tale dispositivo, all’epoca, erano molto limitate ma non mancarono di stupire e interessare Meyer-Eppler; questi, assieme a Robert Beyer, tenne lezioni ai Corsi Internazionali per la Nuova Musica di Darmstadt raccogliendo l’attenzione di Herbert Eimert.

“Musica su due Dimensioni”

Nel 1952 – quello che è stato un gigante della musica Italiana – Bruno Maderna, in collaborazione con Meyer-Eppler all’istituto di Fonetica di Bonn, produrrà un brano intitolato Musica su due Dimensioni, per flauto, percussioni e elettronica. Questa composizione costituirà il primo tentativo di integrare un esecutore dal vivo con una parte elettronica registrata su nastro magnetico. Successivamente (nel 1955) Maderna, assieme a Luciano Berio e Marino Zuccheri, fonderà l’importantissimo studio di Fonologia Musicale della RAI a Milano. 

Creare nuovi suoni

Tornando a Musica su due Dimensioni: tale composizione fu presentata a Darmstadt, davanti a vari compositori e fra i presenti, individuiamo in particolar modo Goeyvaerts e Stockhausen – i quali si porranno il problema della possibilità di estendere la opportunità di strutturare i parametri musicali anche al timbro, nella speranza non solo di poter magari replicare suoni già conosciuti, ma altresì di crearne di nuovi.

Karlheinz Stockhausen, studierà proprio con Meyer-Eppler e non mancherà di parlare, anche nelle sue preziose lezioni/conferenze tenute per Allied Artists, dell’importanza di quegli studi nel suo lavoro.

Di tutto questo, rimanga la “curiosità storica” raccontata, ma anche la possibilità di associazione e il favorito grado di accettazione di ciò che, nel suono, ricorda la voce umana

Composizione vocale

La voce, composta di suoni “periodici” (vocali) e “aperiodici” (consonanti) è una indagine di un possibile continuo fra i due estremi – cioè della possibilità di passare da toni a rumori -, può essere elemento di riflessione e strategie nell’ambito della ricerca, sviluppo o creazione di timbri “artificiali”, tramite i più disparati sistemi di sintesi, oppure come componente concreta, oggetto dei più vari processamenti.

Scritto da

Autore, docente, sound designer e ingegnere del suono, si occupa professionalmente di disegno sonoro per il teatro d’Opera.

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